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Ercolano

Ercolano fu sommersa da un’immensa fiumana di fango per circa 20 metri.

La salubrità del luogo e la situazione eminentemente panoramica sul golfo ne fecero presto il luogo prediletto per la costruzione di Ville patrizie e signorili, e di coloro che volevano unire alla bellezza dei luoghi l’atmosfera culturale della Napoli greca. Ciò basta di per sé a spiegare come Ercolano abbia dato nella Villa dei Papiri la più ricca specie di ritratti in bronzo ed in marmo di oratori e pensatori greci (conservati al Museo Archeologico di Napoli) ed un’intera biblioteca di scritti,quasi esclusivamente relativi alla cultura epicurea (visitabile alla Biblioteca Nazionale di Napoli nella sala dei Papiri).

Le sue case sono ricche di opere d’arte. E’ la città prescelta dagli Imperatori. Essa attira i personaggi più influenti, desiderosi di fuggire la vita affannosa della capitale e temperare il corpo e lo spirito in una cittadella di provincia, che conosceva il canto delle Sirene ed i profumi della primavera.

Ercolano esalta il visitatore con l’umanità miracolosa delle sue case: la stanza da letto con il letto in legno, oppure lo stanzino di ripostiglio con l’armadio in legno che serviva al doppio uso di tabernacolo sacro per le immagini dei Lari e di armadietto segreto per gli oggetti preziosi.

L’edilizia privata Ercolanese si arricchisce di una insospettata varietà di tipi e di forme. Abbiamo pertanto case di tipo ancora sannitico; case del ceto mercantile; case signorili con fini decorazioni dipinte, preziosi pavimenti marmorei ed opere d’arte; ed infine è presente il grande isolato che ci dà il tipo della casa di età imperiale, con più quartieri ed a più piani. In conclusione, la casa di Ercolano ci si presenta con un proprio spirito di intimità e di vita, di una umanità raccolta e segreta.

Le strade e le case di Ercolano rivelano, a prima vista, l’ambiente di una città più tranquilla e silenziosa di Pompei, non animata e né agitata dai vivaci contrasti di lotte politiche comunali e di competizioni economiche.

In Ercolano si studiava, si parlava di filosofia, si pescava. Vi regnava “tra serena quiete e beato ozi dolcissimi, il culto per l’arte, greca in particolare”.

Le ricchezze della città di Ercolano non provenivano né dal piccolo commercio, né dalla piccola industria. Non si trovano nelle strade, come a Pompei, solchi di un traffico molto intenso.

Ercolano era la città di grossi affari; centro, si direbbe oggi, degli “esponenti della grande finanza”.

Il disseppellimento della città iniziò nel 1738, per volere del re Carlo III di Borbone.

Le particolari condizioni di seppellimento di Ercolano consentirono una maggiore conservazione dei piani superiori, e soprattutto la prodigiosa conservazione dell’ossatura lignea delle case, e cioè delle travature dei solai, dei tetti, dei telai, delle finestre, dei battenti delle porte, delle scale, degli utensili più comuni.

Allo stato attuale, l’indagine archeologica ha permesso di scoprire solo poco più della metà dell’antica città di Ercolano.

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