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Pompei

A Pompei vivevano circa 20.000 abitanti. L’eruzione del 79 d.c. coprì completamente la città vesuviana per circa 6 metri con una pioggia di ceneri e lapilli.

La maggior parte dei suoi abitanti morì soprattutto per le esalazioni venefiche sprigionate dal Vesuvio in seguito all’eruzione. La sua riscoperta iniziò nel 1748 per volere di Carlo III di Borbone.

L’antica Pompei sorge su di una solida colata lavica. Il luogo era particolarmente adatto per uno sviluppo di attività agricole, commerciali ed industriali, grazie alla fertilità del suo terreno ed alla possibilità di poter comunicare con i grandi centri della Campania antica.

La presenza del fiume Sarno, ove era ubicato il Porto commerciale, costituiva un’ottima linea navigabile. La storia di Pompei si svolge tra l’VIII secolo a.c. ed il 79 d.c. La città presenta, nel suo schema addizionale, un impianto stradale abbastanza regolare, articolato in Decumani e Cardini, secondo un Piano urbanistico largamente adottato dai Romani.

Appena valicate le Porte d’ingresso (Porta Marina, Porta Ercolano) vi si presenta la rete stradale ampia, diritta e sicura. La pavimentazione è composta da grosse pietre laviche, perfettamente connesse tra loro. Le strade, inoltre, sono attraversate in alcuni tratti da massicci pietrami che rendono più agevole il passaggio dall’uno all’altro margine della via. Le strade di Pompei, con la regolarità del loro sviluppo in tutta l’area, danno pienamente l’idea del regolare funzionamento della vita cittadina e del suo benessere economico.

Ma, oltre che nella belle ed estesa rete stradale, l’impronta di Pompei si coglie anche nell’approvvigionamento idrico. Il problema della canalizzazione da sorgive più lontane dové imporsi alla città fin dal suo massimo splendore.

Pompei riesce a provvedere per tutti i suoi bisogni pubblici e privati di copiosa e fresca acqua sorgiva, derivandola dai non lontani monti di Nola ed Avellino e forse dall’antico acquedotto del Serino (Avellino), per condurre l’acqua da Napoli fino a Capo Miseno (Piscina Mirabilis)

Il Foro ed i Monumenti Pubblici

Centro della vita Religiosa, Politica ed Economica della città; luogo di pubbliche riunioni e di comizi elettorali; Capitolium sacro e sede delle Magistrature Civili, Tribunale e Mercato; Area dei Ludi, di riti e cerimonie solenni; il Foro di Pompei è indubbiamente il più bello, il più completo dei Fori delle città Italiane.

Il Foro di Pompei esprime una vita secolare (VIII secolo a.c. – I secolo d.c.) legata alle vicende politiche ed economiche della città Osca, Sannita e Romana.

Il Mercato primitivo degli abitanti della Valle del Sarno fu abbellito, ampliato e decorato con una sontuosa corona di pubblici edifici. Gelosamente chiuso al traffico, cinto tutto intorno dal portico inferiore e dal loggiato superiore.

Lo stato attuale delle rovine ci si presenta quale venne formandosi negli ultimi tre secoli della città. Si parte dall’ultimo periodo della potenza sannitica, per seguire la prima età della colonizzazione romana, e concludersi con l’età Imperiale, quando Pompei, prima ancora della catastrofe del 79 d.c., venne funestata da un terremoto avvenuto nel 62 d.c.

Il Foro di Pompei resta, per antica tradizione italica, il Mercato, il luogo delle contrattazioni, delle vendite, degli affari, delle vertenze civili e commerciali per una borghesia immersa nei commerci marittimi, agricoli ed industriali. Questo suo carattere si rivela soprattutto in tre edifici: nel Mercato coperto (Macellum), nel cosiddetto Tempio di Eumachia (edificio destinato alla lavorazione e vendita della lana), ed infine nella monumentale Basilica (sede del Tribunale e delle vertenze commerciali).

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