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Posillipo

Posillipo vuol dire: “fine del dolore”. Questo nome poetico glielo dettero i Greci.

Dopo il rosseggiante Palazzotto di Villa Guercia, ecco a picco sul mare, l’imponente Palazzo Donn’Anna, avvolto nella leggenda. I Napoletani vi favoleggiano di tresche ed intrighi che la Regina Giovanna vi avrebbe consumato. Dicono che qui l’irrequieta regina attirasse i giovani e gagliardi pescatori per una notte d’amore, e poi li precipitasse dai trabocchetti sul mare.

Dopo essere appartenuto, nel ‘400, all’erudito Dragonetto Bonifacio e nel ‘500 alla nobile famiglia dei Raveschieri, il Palazzo Donn’Anna passò nelle mani della nobildonna Anna Carafa, moglie del viceré Medina Torres. Saccheggiato durante i moti di Masaniello, semidistrutto dal terremoto del 1688, il Palazzo Donn’Anna ricevette la sua attuale configurazione, con tre ordini di piani e tre portoni d’ingresso, da un discendente del Medina Torres, che morì sotto le macerie provocate dal terremoto. Ma il colpo definitivo glielo inferse l’ampliamento della strada sotto Ferdinando IV, che non esitò a privarlo del corpo di fabbrica sporgente sulla terraferma.

Proseguendo verso Capo Posillipo, immerse nel verde boschivo, ecco Villa Pavoncelli, Villa Marino, Villa Cotrau; mentre, circondata da scenografiche grotte naturali, ecco la piccola cala di S.Pietro ai due Frati, con la graziosa Pagoda di Villa Roccaromana, subito seguita da Villa Martinelli. Seminascoste da alberi d’alto fusto, ecco Villa d’Abro e la splendida Villa d’Avalos.

A picco sul mare sono la grande Villa Barracco e la storica Villa Rosbery in perfetto stile neoclassico. La Villa apparteneva, alla fine del ‘700, ad un conte francese; fu poi acquistata dalla principessa di Gerace, che l’abbellì e ne fece uno dei salotti più mondani della città. Durante la Rivoluzione del 1799, per i personaggi che la frequentarono, la Villa divenne il centro strategico dei conservatori. Qui, infatti, furono ospitati lady Hamilton ed il suo amante Orazio Nelson, responsabile dell’impiccagione del liberale Francesco Caracciolo. Poi, nella prima metà dell’800, essa fu acquistata da uno dei fratelli del re, il Conte Aquila.

Quando ai Borbone si sostituirono i Savoia, questi rimasero sordi alle implorazioni del Conte Aquila a riavere la sua Villa, cosicché essa fu acquistata dal Ministro degli Esteri inglese, Lord Archibald conte di Rosbery, che in ossequio alla tradizione filo-britannica della Villa, la destinò a sede di Consolato Inglese di Napoli. Il figlio del Conte Rosbery, che era invece un convinto fascista, la donò a Mussolini, che a sua volta la donò alla città di Napoli.

Vittorio Emanuele III venne a trascorrere proprio qui il suo angoscioso preludio all’esilio, dedicandosi alla solitaria pesca con la canna sulla scogliera prospiciente la Villa.

Attualmente Villa Rosbery è la dimora del Presidente della Repubblica nelle sue visite a Napoli, ma anche di altri illustri capi.

Il Palazzo degli Spiriti a Marechiaro fu una delle più grandiose Ville dell’antichità, descritta da Publio Ovidio Nasone simile per grandezza ad una città.

La Villa di Vedio Pollione, da questi donata poi all’Imperatore Augusto. Plinio, Seneca e Svetonio ne parlano diffusamente. Secondo altri scrittori latini, anche Giulio Cesare aveva qui una Villa con giardini e piscine. E’ presumibile, quindi, che molti patrizi romani seguissero il suo esempio.

Gli scavi eseguiti intorno alla metà dell’800 nella Villa di Vedio Pollione riportarono alla luce opere di inestimabile valore storico. Oltre a due edifici per abitazione, emersero un Odèon ed un Teatro di 50 metri di diametro, con Cavea ed Orchestra; e poi piscine, acquedotti, avanzi di colonne corinzie. Un pezzo di questa magnificenza sopravvive nell’isoletta della Gaiola. I ruderi che vediamo su questo scoglio sono chiamati “la Scuola di Virgilio” o la Casa del Mago. Il poeta, infatti, aveva dedicato al figlio di Vedio Pollione, Asinio, in occasione della nascita di un suo figlioletto, la famosa ecloga delle Bucoliche, nella quale profetizzava l’avvento di una nuova età dell’Oro. Fu per questo che Virgilio, nel Medioevo, ebbe la fama di mago.

Molte leggende sono sorte intorno alla Gaiola, e c’è chi ci assicura che di notte, quando splende la Luna piena, si sente sopraggiungere la Carrozza Anfibia di un altro mago, l’illuminista Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, che fa visita al suo antico ed illustre collega. Dicono che la Gaiola sia abitata dagli spiriti.

La Villa moderna, rimasta intatta ma disabitata, appartenne negli anni ’50 agli Agnelli.

Parco Archeologico di Pausyllipon e Grotta di Seiano.

L’Itinerario, estremamente affascinante e suggestivo, inizia dall’accesso ubicato alle estremità della discesa di Cordoglio, dove si apre la monumentale Grotta di Seiano: una galleria artificiale che attraversa con un traforo di circa 770 metri la Collina tufacea di Posillipo congiungendo l’area di Bagnoli e dei Campi Flegrei con il vallone della Gaiola.

Il percorso del lungo antico passaggio, scavato circa due millenni fa e rinforzato in epoca Borbonica, si snoda nell’affascinante penombra della galleria attraversata nella parte terminale dalla sfolgorante luce che si irradia dai cunicoli laterali posti a strapiombo sulle bellissime cale che offrono un panorama straordinario.

Superata la grotta si giunge, attraverso un sentiero fiancheggiato dalla tipica vegetazione mediterranea, nell’area della Villa che Vedio Pollione, ricco cavaliere romano volle chiamare “Pausyllipon”, nome derivato dal greco che vuole dire “luogo che fa cessare gli affanni”, descrivendo in tal modo l’incanto e la bellezza del sito detto appunto Posillipo.

L’area contiene straordinari resti archeologici di un teatro con una splendida struttura, con 13 ordini di sedili nell’Ima Cavea e con 6 in quella Media e con una capienza complessiva di 2000 posti, costruita sfruttando, secondo una tecnica tipica dei teatri Greci, il pendio naturale della collina.

Sul versante opposto si ammirano i reti dell’Odeon, l’antico teatro coperto destinato ad audizioni di poesia retorica e di musica, con una piccola cavea posizionata frontalmente al Teatro Grande.

Altre pregevoli testimonianze di tale importante presidio, passato, dopo la morte di Vedio Pollione (15 a.c.), al demanio Imperiale, sono i ritrovamenti  del Tempio o Sacrarium, posto ad oriente del Teatro e del Ninfeo posizionato nella zona occidentale.

 
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